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Come si sceglie l’astrologo?

La consapevolezza del perché ci avviciniamo ad un astrologo perché ci parli meglio di noi e del nostro futuro dovrebbe essere un punto di partenza fondamentale per meglio approcciare l’appuntamento e le aspettative con colui o colei che per una, due, tre ore ci parlerà di noi. Vizi e virtù, o meglio punti nodali ed importanti da sciogliere, del nostro io: zone di luce e di ombra che abbiamo difficoltà ad approcciare e che speriamo di chiarirci dopo il nostro incontro con gli astri, ma soprattutto con chi li interpreta. Parlo ovviamente di Astrologia seria e professionale, dove la sensibilità, l’esperienza e lo studio della materia metta l’astrologo nelle condizioni di meglio interpretare le sofferenze di chi chiede aiuto. Perché infondo tutti, ma proprio tutti chiediamo una risposta ai nostri consapevoli o inconsapevoli dubbi interiori.

Adesso che assistiamo a un vero boom dell’astrologia, di certi personaggi si comincia a sapere qualcosa di più. Non sono più rinchiusi nelle loro torri d’avorio: si espongono, parlando in pubblico, ormai sono anni che compaiono in televisione, la loro foto viene pubblicata, i video circolano su YouTube, nelle dirette di FB che tengo di tanto in tanto anch’io, si fanno intervistare quando escono i loro libri, con l’avvento dei social sono sempre presenti tra noi, soprattutto chi ha fatto dell’astrologia una vera e propria professione. Ed ecco che possiamo dire che si stabiliscono veri e proprio transfert. Si sceglie un’astrologa perché ha la faccia bonaria, e con quel sorriso dolce magari sarebbe incapace di dire cose brutte, oppure si sceglie quell’altro perché ha un piglio severo e sicuramente non nasconderebbe la verità.

Certe misteriose assonanze, certe rispondenze nei modi di pensare o nel porsi di fronte al mondo determinano la scelta di un astrologo come appunto l’aspetto fisico o le due o tre cose che si riescono a sapere attraverso le sue dichiarazioni.

Gli specialisti di queste consultazioni cominciano a dare ragguagli anche molto specifici: <Guarda, se sei dei Gemelli, é inutile andare dalla tale: più che cose orrende non ti dirà ha un vero odio per questo segno.>

La bravissima Lisa Morpurgo che è stata una pietra miliare dell’astrologia italiana di fine novecento ce l’aveva a morte con il segno dell’Ariete. Atteggiamento per me incomprensibile perché mi sento la mamma di tutti i segni zodiacali, ma, a dire il vero sono fortunata perché ho uno splendido Giove in quinta casa: quella dei figli e figli per me sono tutti i segni!

Sei del Sagittario? Assolutamente devi andare da X: è uno specialista per il Sagittario. Ma vengono fuori anche altre dichiarazioni, che si riferiscono a idiosincrasie, rifiuti, odi, veri o falsi.

C’è quella che detesta le donne sole. Quell’altra che ha il pallino della relazione madre-figlia e vede omosessualità latenti dappertutto, quella che ha lo spleen di una certa tendenza alla criminalità, quell’altra che vede sempre frigidità e incapacità all’orgasmo.

E poi c’è quella che vede sempre solo la via della rottura quando un’unione è appena appena un po’ infelice, e quell’altra, più dolce e materna, che suggerisce, almeno nei primi tempi, la pazienza, la tattica delle dolcezze per un recupero del partner.

C’è l’astrologa che piomba sulle depressioni d’angoscia come se fossero il suo pane, e quindi non lascia spiragli, dà responsi di questo tipo: solitudine, mancanza di soldi, la salute malferma, i pochi amici la pianteranno, no, non vedo nessun altro uomo all’orizzonte, tutto andrà male, anzi malissimo, per i prossimi sei anni di miglioramenti non se ne parla nemmeno.

Chi ha ricevuto un quadro così fosco ed esposto con determinatezza, con rigidità da SS, si attacca piangendo al telefono dell’amica che subito ha la via d’uscita:<Ma su, non fare la sciocca, ti porto io dalla mia astrologa, non posso credere che tutto vada male così>. E infatti la seconda, anche in un quadro abbastanza fosco, vede la possibilità di intervento del consultante.

Tutto questo discorso per dire che anche nel rapporto astrologo -consultante si instaura una specie di gioco per cui, come in ogni comunicazione, il messaggio viene determinato in parte dall’attesa di chi lo vede recepire.

Se l’astrologo è di quelli truci, severi, rigidi si possono ascoltare le profezie più nefaste per farci la tara con tranquillità. Questo sempre se si appartiene al tipo psicologico che preferisce sperare.

Ma ci sono anche altri tipi psicologici, quelli che amano essere puniti, torturati, che riescono a portare avanti un pensiero a patto che procuri preoccupazione e dolore, perché al di fuori della preoccupazione e del dolore non saprebbero vivere. Specie che sul mio cammino trovo frequentemente e che sono convinti che gli altri siano la causa esagerata di tutti i loro dolori, oppure maledicono il destino avendone una visione totalmente distorta. Per altro, astra inclinant non determinant.

E se appena la vita reale butta al grigio, sono quasi soddisfatti di sentirsi dire che niente, non ci siamo ancora, verrà il nero, nerissimo. “Ho toccato il fondo dunque?” “Ma no, il fondo deve ancora venire”. Che la profezia debba venire elaborata dal soggetto che la richiede è una sapienza antica.

Proprio per questo il responso della Sibilla era ambiguo, lasciava diverse aperture. E queste aperture, queste possibilità, anche il consultante attuale le richiede. E questa responsabilità se le prende anche nel caso di quei rari astrologi che fanno oroscopi chiusissimi a possibili altre interpretazioni.

Quelli che cioè si sbilanciano su fatti, comportamenti, dati senza possibilità d’equivoci, con affermazioni del tipo: suo figlio ha tendenze omosessuali, sua madre non l’ha mai amata, suo marito è vittima di un alcolismo incipiente, non vedo niente di buono per i suoi reni. Insomma ce n’è quanto basta per precipitare il consultante a capofitto nella disperazione, se questi non si fosse premunito appunto con le informazioni che dicevamo prima, e allora tante informazioni spiacevoli vengono rinviate alla particolare struttura psicologica dell’astrologo in questione.

Spesso mi trovo in studio persone che mi chiedono piangendo se é proprio vero che non saranno mai madri o non si sposeranno mai, frutto purtroppo di qualche ciarlatano che male ha interpretato gli astri!

Altri si vogliono sentire dire quello che già loro avevano pensato di sapere sul loro destino e allora il gioco è un po’ questo: io voglio sentire la tal cosa, perché in questo momento mi aiuterebbe ad andare avanti, a sopportare la mia vita; non posso rischiare di ricevere una risposta d’altro tipo, allora mi conviene informarmi, leggere libri, andare avanti fino a quando non avrò trovato l’astrologo “giusto”.

E “giusto” non può essere se non corrispondendo, esattamente come un partner amoroso, a una delle due categorie: quella della somiglianza o quella della complementarità.

Di transfert in transfert, ognuno finisce poi per trovare colui che risponde al suo segreto desiderio, che può essere di rassicurazione o di stimolazione conflittuale. In ogni caso una ricerca che è consentita proprio da un mercato più aperto e allargato.

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